giovedì 19 marzo 2009

L'eccellenza

Oggi mi trovavo a guidare in macchina in mezzo al solito traffico cittadino ed ho pensato all'eccellenza... Guardo i marciapiedi mezzi rovinati e manca l'eccellenza, guardo le righe delle strade e manca l'eccellenza, sento le pubblicità delle operatrici telefoniche e manca l'eccellenza, penso alla mia vecchia segretaria dell'università che ci parlava solo quando aveva finito di fumarsi la sigaretta e penso all'eccellenza. Ma dov'è l'eccellenza? Chi ne è portatore? A volte mi capita di avere persone che vengono a sostenere colloqui di lavoro e non finisco mai di stupirmi quanto la gente sia capace di parlare di sè iperbolicamente, di mentire spudoratamente e di dire di sè che è assolutamente indispensabile al buon funzionamento dell'azienda in cui vorrebbe lavorare. Per me è sempre un pessimo segno, in quanto mi costringe ad un esame sicuramente più scrupoloso e deve in qualche modo dimostrare di essere davvero all'altezza di ciò che predica. A volte osservo questi personaggi e mentre parlano, penso che l'Italia va a fondo anche a causa del tanto bel parlare... Quanti ragazzini viziati da mamma e papà che sono convinti che quel poco studio basti a meritarsi un'incarico di responsabilità, quanti personaggi che credono che la laurea basti e che non ci sia mai più da impegnarsi, che il grosso è fatto per così dire, e quanti pazzi ed esauriti che si presentano senza alcuna convinzione, forse perché spinti da un titolo, da mille aspettative famigliari, dal senso del dovere o dai sogni in cui non credono più. Li ascolto, li guardo, rifletto, vedo me, la società ed un'educazione che molto ci ha dato, forse, ma non la capacità di capire chi siamo, cosa siamo capaci di fare e di dare alla società. Non siamo più capaci di creare, solo alcuni, gli artisti nei vari campi vantano questo merito, ma tutti gli altri vanno avanti come pecoroni, pensando che la vita sia una lunga strada da percorrere senza imbattersi in alcuna curva, un rettilineo noiosissimo a cui affluiscono strade che non vale la pena percorrere svoltando, e mi rattrista. Io credo che ognuno di noi sia unico ed abbia qualcosa di speciale ed unico da dare e che dandolo, compiendo cioè ciò per cui è stato fatto, lo faccia in modo eccellente. Tutto il resto è noia e lavoro di scarsa qualità. Non pretendo che chi viene a sostenere un colloquio di lavoro sia perfetto ed abile nel suo, ma vado sempre in cerca di due aspetti fondamentali. Uno è quello della curiosità, perché finché c'è quella, c'è la capacità di approfondire le tematiche del proprio lavoro e due: l'umiltà senza la quale non è possibile fare un'attento esame di sè stessi per migliorare il proprio operato nel tempo. Entrambi portano ad un lavoro che tende all'eccellenza nel tempo. Se ci pensate bene infatti la gente spesso molla il lavoro perché si è stufata di stufarsi, scusate il gioco di parole, oppure quando comprende di avere raggiunto un'eccellenza tale da non sentire più la necessità di continuare ad approfondire lo staesso lavoro.

Nessun commento: