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mercoledì 15 agosto 2012

Sinistra - Destra - Centro...Goal!!!

Non so se capita anche a te, ma quando ci si ritrova a discorrere fra  colleghi o amici, spesso l'uno o l'altro mi dice: "eh, ma si sente che sei di sinistra", oppure  "sei di destra, ma non lo sai", c'è anche chi mi dice "sei maledettamente di centro". La cosa mi ha incuriosito non poco negli ultimi anni, in quanto vedo che tutti sono abbastanza convinti di ciò che credono di riconoscere in me. La verità è che al dilà di ciò che volevamo etichettare x destra o sinistra e che tale nn lo è stato mai, a me in fondo non interessa più" prendere partito" per uno o per l'altro. Tanto, ci hanno deluso tutti, non è vero? Per decenni e decenni le promesse sono piovute dal cielo come la manna, ma quante sono state tramutate in realtà? Dov'è la giustizia, l'equità, l'onestà, la verità? Viviamo in uno stato che promuove letterine, escort e ladri a politici di prim'ordine, che osanna i calciatori come degli dei dell'olimpo, che condanna più chi ruba per fame rispetto a chi uccide e che costringe la nuova classe di poveri a pagare i debiti contratti dai ricchi.
Ora ti chiedo: tu credi davvero che parlare di destra, sinistra o centro abbia ancora senso?
Secondo me chi fa politica oggi deve uscire da queste categorie mentali e dare spazio al partito del "buon senso". Un partito che protegga i piccoli, che condanni i colpevoli, che agisca con equità e promuova la crescita.Fine.

sabato 3 dicembre 2011

Sei la chiave di "svolta"?

Oggi vorrei parlarvi ...non so nemmeno io di cosa. Ho tanti pensieri che mi girano per la testa e metterli giù ordinatamente non si prospetta facile.
Dovrei scrivere fatture, ma ho chiamato parecchie volte certi clienti da cui avanzo soldi e si fanno negare. Per me Natale quest'anno si  avvicina così; non faccio eccezione comunque. Ieri ho avuto il piacere di intrattenermi con un piastrellista che sta facendo i lavori nella casa del mio vicino. Abbiamo ovviamente parlato di come sta andando l' Italia e di quali prospettive abbiamo, visto gli sviluppi di quest'economia. In realtà è come se il futuro fosse nascosto dietro una pesante cortina di fumo grigio. Tutti sappiamo che è là, a pochi passi da noi, ma ci manca il coraggio di infilarci dentro la testa per paura di ciò che potremmo scorgervi. Abbiamo demandato ad altri la responsabilità di risolvere i problemi di casa nostra, a chi sta più su, senza chiedere e controllare mai se la gestione negli ultimi decenni fosse stata fatta in modo onesto. Poi abbiamo imparato a fare affari loschi pure noi ed all'improvviso eleggere un onesto cittadino che ci rappresentasse è diventato talmente inimmaginabile da divenire impossibile. Per anni abbiamo eroso il confine tra ciò che è male e ciò che è bene, abbiamo imparato a guardare altrove purché potessimo continuare a fare la vita che facevamo, siamo stati pronti a dare diritti a tutti senza tutelare più nessuno veramente e oggi abbiamo perso il senso del limite che dovrebbe allertarci riguardo al baratro.  Abbiamo dimenticato la bellezza originaria, la semplicità di un'emozione, la fratellanza che porta a non escludere nessuno e ad aiutarci vicendevolmente. Per una lite si  chiudono rapporti importanti, per divergenze ideologiche si voltano le spalle, per lussuria ci si dimentica delle promesse solenni, per soldi si baratta l'onore, per il potere si passa sui cadaveri. Tutto questo l'abbiamo fatto tutti noi, non chi ci guida. Noi abbiamo la responsabilità di ciò che accade a casa nostra, nella nostra città, nella nostra nazione e nel mondo. Ogni volta che abbiamo barattato valori insiti nella parte più onesta della nostra anima abbiamo mostrato agli altri come farlo a loro volta. Macchiarsi nella vita è un fatto naturale oltre che undiritto personale diranno molti. Concordo, ma dimentichiamo che noi non siamo invisibili, siamo degli esseri che vivono nella collettività e ciò che facciamo della e nella nostra vita è un seme nel presente ed un frutto per il domani.Fintantoché non ci svegliamo da questo torpore che ci fa credere che ognuno vive una vita "privata", nulla cambierà veramente. Insieme dobbiamo cambiare, comprendere ciò che porta alla vita e ciò che non lo fa. Insieme dobbiamo autoeducarci per essere un esempio per i piccoli che domani saranno grandi. Senza questa presa di coscienza andremo a fondo e lo faremo comunque tutti insieme, questa è l'ironia.
Di passi concreti se ne possono fare a bizzeffe. Possiamo iniziare da una pulizia interiore per poi passare a quella domestica, famigliare, sociale. Abbiamo scelta? In realtà credo di no. Quello che ci attende da qui a qualche mese in realtà lo sappiamo tutti anche se facciamo finta che le cose vanno ancora abbastanza bene. Le cose non vanno bene affatto, né col lavoro, né in famiglia, né a livello sociale, politico, emozionale, psicologico e cosivvia.Diciamocelo, dài, cosa ci costa in fondo? La gente scoppiata la vedo solo io forse? A tratti ne faccio parte pure io comunque, ne sono cosciente. Ma se tutto resta così, ora che siamo sul baratro, ci finiremo dentro per certo. Sto inneggiando alla guerra? NON SIA MAI!!! Sto palesando una rivoluzione? Ebbene sì, ma una rivoluzione che non ha nulla a che vedere con la sanguinarietà di quelle precedenti. Inneggio ad una rivoluzione che si fonda su un profondo ripensamento interiore. Una rivoluzione che non ci spinge più a cambiare partito perché più conveniente o a cambiare stato perché più redditizio. No, io penso ad una rivoluzione che ci cambierà dentro e che di conseguenza cambierà radicalmente tutto il mondo che ci circonda.
Le banche ci tengono in pugno, non solo noi,  tutto il mondo. Bisogna limitarne il potere. Non noi bensì loro devono essere al nostro servizio.
Le guerre non devono esistere più, basta! Internet ci ha unito a miliardi di fratelli nel mondo e ci ha fatto vedere che mangiano, respirano, amano e ridono come noi. Ma come immaginare di combatterli ancora?
La terra ed ogni suo frutto ci appartiene naturalmente. Ad ogni bambino che nasce deve essere assegnato un pezzo di terra da coltivare se vorrà quando sarà grande o su cui costruirci la sua casa ed in cui erigere un cimitero per i suoi cari se lo vorrà. Tu hai diritto alla terra perchè da lei derivi, con lei spartisci tutti gli elelmenti e da te viene coltivata. Vi appartenete come le nuvole appartengono al cielo, non devi pagare per ottenere ciò che è tuo di diritto.
L'acqua non solo è l'unica bevanda esistente,ma è anche curativa se ti prendi la briga di informarti sulle sue proprietà miracolose. L'acqua non può essere privatizzata perché nessuno l'ha inventata e ne può reclamare il brevetto. Ti appartiene perché senza di lei sei morto. E' gratis e tale deve rimanere.
Lo  stesso vale per l'aria ed ogni altro elemento naturale.
La natura nel suo insieme ti appartiene,ma tu ne fai parte. Trattala con amore, abbi cura dei suoi piccoli al posto di sparargli, fascia le loro piccole ferite e liberali se hai un cuore.
Noi siamo esseri umani,fallibili certo, ma anche perfettibili. Molti grandi della storia ci hanno dimostrato che se qualcosa è di valore, vale la pena metterci corpo ed anima per preservarla e garantirgli un futuro.Questo vale per le cose materiali, ma anche per i sentimenti. L'amore è un arbusto che nasce nella fragilità, ha bisogno di molte cure per crescere rigoglioso ed offrire un giorno ristoro al viandante stanco regalandogli ombra con le sue foglie. L'amore è gratuito, non esclude, perdona, comprende, abbraccia, tace e sa esserci, anche nel silenzio. L'amore ha molti boccioli, molti colori, molti fiori. A volte si manifesta come amore tra due amanti, un'altra prende la forma dell'amicizia, a volte esiste nella parentela o nella forma più estesa della società, ma sempre è qualcosa che va coltivato. Si trova in un giardino interiore che necessita di cure costanti per rinascere dopo ogni lungo inverno, quando si crede che questa volta le sue radici sono ghiacciate per sempre. Poi torna la primavera ed a volte ne nasce un bocciolo nuovo, l'amore per un figlio, l'amore per i figli dei vicini anche se non sono i tuoi, l'amore per la natura nel suo insieme. L'amore non c'è laddove c'è separazione. Ma è così che stiamo vivendo attualmente. Siamo parte di una nazione che non riconosciamo come propria, parte di una famiglia che forse nemmeno volevamo, parte di un corpo che rifiutiamo. L'amore noi l'abbiamo reciso del tutto. Ma non è persa ogni speranza. No. E' solo un inverno e come tale ci obbliga alla riflessione. La primavera tornerà e se ci saremo presi cura doverosamente di quell' arbusto, tornerà a fiorire e ci potrebbe sorprendere con i fiori che potrebbe produrre.
Possiamo farcela, ma in questo millenno la scommessa è che dobbiamo farcela tutti insieme o non si salverà nessuno.
In ogni situazione di rilevanza storica ci sono sempre state delle persone in posizioni chiave. Spesso c'è da chiedersi, perché non abbiano usato il potere che avevano nelle loro mani per cambiare il corso tragico degli eventi. Se lo avessero fatto, molto dolore sarebbe stato risparmiato a molta gente. Ognuno di loro avrà dovuto convivere con questa consapevolezza per il resto della sua vita.
Il piastrellista di ieri giustamente mi ha detto: "se è vero che stiamo attingendo ai risparmi per arrivare in fondo al mese, e sappiamo che presto questi soldi finiranno, perché non reagiamo adesso al posto di aspettare di grattare il fondo? Facciamo scioperi per tutto, ma non per le cose che contano davvero come la nostra sopravvivenza." Lo sappiamo, ha ragione. Io ho dato vita a questo blog qualche anno fa. Non so se ho fatto bene o male, ma ho sentito che in coscienza volevo dare il mio piccolo contributo. Ho messo filmati scottanti e che fanno riflettere ma che indicano anche delle strade pacifiche da prendere se lo vogliamo. Io ho messo la mia piccola chiave nella serratura e ho dato un piccolo giro di volta. Chissà quanti là fuori hanno idee brillanti su come gestire i soldi in modo equo, su come produrre energia gratis per tutti, su come portare l'acqua a chi non ce l'ha, su come parlare alla gente affinché scelga il bene. Fate anche voi la vostra parte. Se la facesse ognuno di noi, sfruttando i mille doni che ci sono stati dati, questo mondo potrebbe schiacciare la testa al male e far vincere il bene in favore di tutti.

giovedì 17 settembre 2009

Immagini che parlano nel silenzio

Ci sono persone che lasciano il segno, che ricordiamo una vita intera, anche se quello che hanno fatto per noi forse non era poi così straordinario, ma straordinarie lo erano loro. Una delle persone che hanno lasciato un'impronta profonda nella mia vita è mio zio Jacques, o Jaki, come lo chiamavamo tutti. La sorella di mia madre lo sposò tanti anni fa, ebbero 4 figli che crebbero con dedizione assoluta.Mio zio lavorava in una casa farmaceutica molto famosa e poco prima di andare in pensione disse a mia zia che per una vita intera si era dedicato a crescere i figli e a preoccuparsi della famiglia, ma che ora era giunto il momento di dedicarsi un pò a se stesso. No, non si comprò la sua prima Ferrari o una Harley con serigrafato il suo nome. Mio zio era un grande scalatore, e quindi decise di andare alla scoperta dei più maestosi massicci della terra. Dopo i cinquanta quindi ebbe inizio la seconda parte della sua vita, una vita dedicata alla scoperta della natura che tanto amava e delle varie etnie. Non faceva né foto né filmati, raccontava attraverso delle magnifiche diapositive. Avevo 9 anni quando realizzò la sua prima proiezione pubblica in una gremitissima sala di Basilea. Ero esterrefatta dal suo lavoro. Vedevo il Perù in una forma nuova, a me sconosciuta, attraverso delle fantastiche diapositive accostate e che crevano panorami capaci di andare oltre lo spazio consentito ai muscoli oculari. Inutile dire che mi riempì d'orgoglio. Finalmente avevo compreso come mai ogni tanto invitava degli amici tedeschi a casa sua per fare delle registrazioni audio: prima scriveva loro i testi e poi li faceva leggere mentre li registrava, il tutto per evitare il forte accento svizzero tedesco. Realizzava così dei bellissimi ed intensissimi documentari che ogni tanto, a richiesta di mia zia, proiettava soltanto per lei, fra le mura domestiche, al fine di condividere dei momenti salienti della sua esistenza. I suoi viaggi lo hanno portato in quasi tutto il mondo, ma a differenza di molti, non era il classico turista usa e getta. Non era, ovviamente, un tipo da spiaggia, né tantomeno il macho alla ribalta. Era un uomo coscienzioso, onesto, amante della famiglia, della natura e con grande rispetto verso tutto e tutti. Era un uomo mite e silenzioso. A fatica quando tornava da uno dei suoi viaggi riuscivo a spillargli qualche descrizione del paese in cui era stato. Non era certamente l'uomo dei riflettori, ma nel suo silenzio, nella sua mitezza, nella sua umiltà forse ho colto molto più di mille descrizioni iperboliche. Il suo sguardo, mentre raccontava del Nepal, dell'Africa o dei Gheisir mi permetteva di raffigurarmi i luoghi in cui era stato..ricordo che alla fine mi diceva sempre che sicuramente non ero riuscita a capire bene quello che voleva dire, volendosi in qualche modo giustificare per le poche parole scambiate. Ed invece mi ha dato tanto, molto più di molti altri che hanno inteso insegnarmi più a parole che con l'esempio della loro vita. Lui era ciò che faceva e che diceva, a differenza di molti altri.Quando andavo a trovarli, spesso nemmeno mi accorgevo che era nell'altra stanza a sistemare le diapositive. Mio zio se n'è andato due anni fa, nel silenzio e nella semplicità, così com'era stata tutta la sua vita, ma quando guardo un qualsiasi panorama io lo ricordo sempre e so che lui è lì e può vederlo insieme a me. Oggi ho deciso di scrivere questo racconto perché ho scoperto che ci sono alcuni registi ultimamente che più che far raccontare gli speaker lasciano che siano le immagini a raccontare. Per questo motivo desidero mettervi al corrente che esiste un bellissimo documentario che racconta la natura e l'essere umano in modo nuovo, forse sorprendente. Si chiama BARAKA e vi auguro di guardarlo!

lunedì 24 agosto 2009

Vivere senza soldi, un esperimento...riuscito

Grazie a Rosanna ho avuto modo di leggere questa meravigliosa intervista a Heidemarie Schwermer, la quale nel 1996 ha iniziato un esperimento sulla propria pelle: ha chiuso lo studio di psicoterapia, ha regalato la casa ed ha iniziato a vivere senza soldi. Mai avrebbe pensato che tale esperimento si sarebbe protratto per così tanto tempo. Oggi Heidemarie è una signora di 64 anni che ha molto da insegnarci sul valore in quanto individui, che sono e non che hanno, un pò come ci insegnava Erich Fromm nel suo "avere o essere" o come ci raccontava Yogananda nella sua "autobiografia di uno yogi" quando riuscì ad andare in una città, accompagnato dai suoi amici, pur senza possedere soldi. Vi invito a scoprire questa donna attraverso il suo racconto http://www.aamterranuova.it/article1797.htm e per chi volesse un pò rispolverare il suo tedesco delle superiori: http://projekte.free.de/gibundnimm/ Ciao

domenica 31 maggio 2009

Lavoratori cinesi...in Cina

Se hai voglia, puoi dare un'occhiata a questo indirizzo e puoi leggere come se la passano i nostri amici cinesi quando ci assemblano le scarpe da ginnastica di marca. Poi c'è gente che si vanta di comprare a caro prezzo vestiti di marca e si dà pure le arie indossandoli. Come se per indossare un capo di marca o recante un cognome altrui ci volesse un quoziente intellettivo maggiore, come se ciò li rendesse migliori, più belli, affascinanti. Quello che stupisce di più è quando a farlo sono persone di cultura. Mah... http://www.metaforum.it/forum/showthread.php?t=1833

martedì 12 maggio 2009

Disdetta del canone Rai

Rieccomi carissimi. Vorrei mettervi al corrente del fatto che si può disdire l'abbonamento alla Rai. Ho trovato il modo sempre sul blog di Beppe. Penso che a fronte della crisi e delle bollette che si fa sempre piu fatica a pagare, un piccolo risparmio annuo possa contribuire almeno un pò ad alleviare le difficoltà economiche. Vi incollo di seguito il link alla suddetta pagina. Ciao belli. http://www.beppegrillo.it/iniziative/cancelliamoilcanone/

mercoledì 29 aprile 2009

Differenze fra uomo e donna:i racconti di M. Gungor

Negli ultimi 10 anni sono stati pubblicati numerosi libri trattanti le differenze comportamentli, emozionali e psichiche fra uomo e donna. L'anno scorso tuttavia sulla mia mailbox mi è arrivato un attachment su un breve spezzone dei seminari per le coppie tenute da Mark Gungor. Il tutto è a dir poco spassosissimo. Se ora tu volessi scoprire alcune delle differenze fondamentali fra uomo e donna e ridere a crepapelle ti attacco di seguito gli indirizzi ai link su you tube. Sono perle di saggezza, ma devi conoscere l'inglese o lo spagnolo per apprezzarle.

venerdì 17 aprile 2009

Aiuti ai terremotati

Un mio studente ha deciso insieme ad altri professionisti di devolvere il 50% del ricavato di una giornata lavorativa ai terremotati. Io ho intenzione di contribuire, se lo vuoi fare anche tu, mettiti in contatto con me. I soldi verrenno dati in mano ad una sua conoscente che andrà all'Aquila e li consegnerà a mano e personalmente a chi di dovere, questo per evitare che si perdano nei meandri burocratici, come è già tristemente successo in altri casi. Se tuttavia tu desiderassi passare tramite l'addebito su cellularo o su rete fissa, Alessandra, che ringrazio, mi ha inviato la mail ufficiale della protezione civile.
48580
Da tutti i telefonini per raccogliere fondi a favore della popolazione dell'Abruzzo gravemente colpita dal terremoto. Ogni Sms inviato contribuirà con un euro,
che sarà interamente devoluto al Dipartimento della Protezione civile per il soccorso e l'assistenza Allo stesso numero 48580 sarà possibile donare 2 euro attraverso chiamata da rete fissa di Telecom Italia.
La Protezione Civile fornirà tutte le indicazioni sull'utilizzo dei fondi raccolti.
800 861016
questo il numero di riferimento per ricevere direttive precise sull'organizzazione degli Aiuti. Servono soprattutto:coperte, indumenti caldi (anche per bambini e neonati), latte, acqua e tutti i generi alimentari a lunga conservazione.Fatela circolare!!
ciao

lunedì 13 aprile 2009

Tu..e gli acquisti

Prova ad immaginare la scena seguente: entri in un Trony e puoi portare via gratis tutto ciò che vuoi. Sì, hai capito bene, tutto ciò che vuoi. Ti lascio un secondo per immaginarti la scena, non so se riesci a vederti? Li vedi tutti quei bellissimi elettrodomestici scintillanti, le mega TV al plasma umano (scherzo..), le piattaforme vibranti, i mega DvD blue ray, l'impianto audio stragalattico, i cellulari all'ultimo grido, la play station che ormai ti fa il caffè il mattino, il telefono voip per skype, l'aspirapolvere superpower, la lavatrice a 3000 giri, l'asciugatrice invernale, il frigo portatile, gli ultimi giochi per pc ecc. ecc? Bè, li vedi? Ti vedi? Hai già afferrato un carrello? L'hai già riempito o ti stai prendendo il tempo per soppesare bene cosa ti serve? Sei in gara con gli altri? Vedi tua moglie entrare col secondo carrello e tua suocera col terzo? Fuori ti attende un camion per caricare tutta la roba o ti accontenti di poco? Prova ad immaginareuna società che paga le tasse ed in quelle sono incluse anche i generi di consumo. Ti piacerebbe? Ma soprattutto saresti in grado di gestire una simile situazione... o meglio saresti in grado di gestirti? L'avidità in fondo è ciò che contraddistingue una società come la nostra, una società orientata al consumo sfrenato, ma così nn potremo affatto andare avanti, perché a questo ritmo prosciughiamo la terra e la inquiniamo senza ritorno. Prima o poi si dovrà tornare ad un pensiero di sobrietà ed io me lo immagino così. Mi immagino una società che consuma il giusto, che si prende ciò che serve, non ciò che fa figo avere e ce ne sarà per tutti, perché tutti avranni il diritto di avere tutto, non solo alcuni paesi del mondo. Se impariamo la sobrietà autentica, non la povertà attenzione, tutti vivono, se continueremo ad arraffare invece ci sarà sempre bisogno di nuove risorse, per soddisfare i bisogni infiniti di stomaci senza fondo. Secondo me a quella società ci arriveremo. Mi dispiacerebbe dovere passare prima attraverso guerre che hanno l'obiettivo di decimarci per ridurre i consumi. Se ognuno inizia da sè, secondo me ce la possiamo fare. Ciò che non consumerò io potrebbe consumarlo un ugandese ad esempio... Io ogni tanto andando in giro per negozi mi vedo in un mondo futuro dove tutto sarà già pagato e spesso mi chiedo "ma ciò che ho nel carrello, mi serve davvero o è solo uno sfizio che finirà nel cestino?". Provaci anche tu, male non fa.

sabato 4 aprile 2009

Un mondo alla rovescia

Muovendomi spesso in macchina vedo sovente persone attempate con macchinoni a volte sportivi ed a volte elegantissimi. Pare che andando avanti con gli anni si abbia bisogno di macchine sempre più grandi, più scattanti, più sicure... ma non sarebbe meglio averle spaziose quando arrivano i bambini, non è allora che la sicurezza non dovrebbe più essere un optional bensì un must, non è allora che essendo ancora giovani e pieni d'impegni c'è bisogno di una macchina scattante e veloce nei sorpassi? Gli anziani, avendo già pagato interamente il mutuo per la casa si ritrovano spesso con delle case con tante stanze vuote, visto che i figli se ne sono andati, e da pulire, cosa che a una certa età risulta più difficoltoso e non tutti possono permettersi la colf, quando invece starebbero molto meglio in case con spazi più ristretti, magari studiate e modellate sui loro bisogni, con un piccolo giardinetto in cui piantare fiorellini davanti casa. Cosa ci fanno i giovani con 1 o 2 figli ammassatti nei midi e gli anziani in case troppo spaziose per loro? Non dovrebbe essere piuttosto il contrario? Non dovrebbe essere più normale avere da giovani una casa grande con una stanza per ogni bimbo ed un bel giardino in cui farli giocare piuttosto che ritrovarsi a 60 anni con una casa troppo grande a cui badare, ma in cui il vuoto delle stanze richiama sempre alla memoria un tempo che non torna più? Pensa che bello sarebbe vivere in una società che tiene conto delle necessità degli individui e del loro modificarsi nel tempo. Quanto bello sarebbe vivere in uno Stato che ti dà una casa grande quando inizia ad avere dei figli e te ne dà una a misura d'anziano quando sei più vecchietto? Per quanto riguarda gli optionals sulla sicurezza nelle macchine, lo trovo terribile che chi ha più soldi possa permettersi una macchina più sicura. La sicurezza in strada dovrebbe essere garantita a tutti in uguale misura, se gli altri optionals poi riguardano gingillini con cui trastullarsi lungo il tragitto, va bene farli pagare di più...

venerdì 20 marzo 2009

Crisi: un'opportunità?

Ricordo che in uno dei vari esami di psicologia lessi, non so dove, che la crisi è un'opportunità, in quanto facendo vacillare le vecchie certezze, può portare a degli "aggiustamenti" più vantaggiosi rispetto a quelli preesistenti. La crisi come opportunità, pensa un pò. Fu un momento molto illuminante per me e da allora non ho mai smesso di considerare qualsiasi crisi un'opportunità per liberarsi da vecchi schemi, vecchie strutture di pensiero che inducono a comportamenti sempre uguali. La crisi può sempre avere due facce: o ti peggiora o ti migliora, ma se non la temi e rimani elastico, solitamente ti conduce al meglio, ti rende più intelligente, più accorto e se glielo permetti, ti dà di più di ciò che ti ha tolto. Ciò che ne facciamo, è strano ma infinitamente bello a dirsi, è proprio nelle nostre mani...e prima ancora nella nostra mente. I saggi in ogni tempo ci hanno insegnato a fluire, a scorrere, a seguire il corso dell'acqua piuttosto che opporci inutilmente. Ogni situazione dura quel tanto che serve per insegnarci qualcosa, poi svanisce, a volte per tornare a distanza di molto tempo al fine di terminare di insegnarci. Il bello solitamente avviene dopo la fine della crisi o della prova. E' lì la svolta personale, o collettiva, che ci porta a godere del premio. Ma se la prova non l'affrontiamo mai, se continuiamo a fuggire ed a nasconderci, non godiamo mai dei frutti.

Moglie a tempo determinato

Lo sapevate che a Bangkok si possono affittare mogli giovani, carine, croccanti, fragranti, sposate, (coi figli ed i mariti a carico che muoiono di fame in periferia) per tutto il tempo che si vuole? Pare che costi anche poco. Ebbene sì, anche comprare casa a Bangkok sembra che costi poco e pare che molti pensionati anche italiani vi si stiano trasferendo visto che" con 500 Euro al mese qui non si fa niente, mentre là non solo puoi comprarti appartamento, ma puoi anche sceglierti la moglie che ti aggrada di più e tenerla finché ti soddisfa. Poi la cambi. Ovvio che se la affitti per un mese intero ce l'hai con lo sconto." Questo ed altro mi tocca sorbirmelo talvolta durante le "confessioni" in classe. Il brutto è che chi me le racconta, me le dice col sorriso sulle labbra, come se pagare per far sesso fosse un merito di pochi, al posto che un fallimento di tanti. Questi sono i risvolti meno belli del mio lavoro. All'inizio ricordo che mi prendeva lo sconvolgimento dovuto a tali racconti, poi mi è montata la rabbia e pensavo che sarebbe stato meglio incenerirli all'istante, ora ho raggiunto una pacata disillusione, perché chi pensa in questo modo sono tanti, forse sempre più. Parlavo dell'eccellenza nel bene ieri constatando che non l'abbiamo mai raggiunta, forse nemmeno mai sognata, ma pare che l'eccellenza nel male ci riesca particolarmente e spontaneamente bene. ...occhio mogli a quando i vostri mariti iniziano a dire che i loro affari prevedono scali a Bangkok!!!

giovedì 19 marzo 2009

Matrimonio: in pompa magna?

I miei quando hanno deciso di sposarsi erano poverissimi, ma non ci hanno rinunciato, hanno contattato un prete, hanno deciso di sposarsi in una cappellina fra i colli di Castell'Arquato e l'hanno fatto nella massima riservatezza. Credo che i testimoni li avessero incontrati per strada una dei quali fatalità aveva una bellissima voce e cantò l' Ave Maria durante la funzione. L'unica cosa che erano in grado di fare per rendere partecipi amici e parenti fu quella di stampare dei bigliettini da visita in cui ci scrissero semplicemente i loro nomi e la data del matrimonio. Per me questo è il massimo e non lo dico perché lo fecero i miei genitori, ma secondo me il matrimonio ha questa funzione: deve unire due persone davanti a Dio. Basta. Il resto è palco. Da sempre ho una naturale repulsione per i matrimoni, facendomi un'attento esame di coscienza non ho scorto invidia, bensì insofferenza. Ma ci pensate che il matrimonio altro non è ai giorni nostri, che una triste e molto spesso anche scadente imitazione della vita agiata dei ricchi? Basti pensare alle Rolls Royce prese in affitto, le ville in cui si tiene il banchetto, i vestiti che mai più si indosseranno, della serie "voria ma non posso". Non capisco come possano piacere ed infatti molto spesso anche il divertimento è finto: quello dei genitori degli sposi perché ci hanno investito un sacco di soldi, quello degli sposi che sono sull'orlo del collasso quando la giornata si chiude, quello dei parenti perché sono costretti a partecipare per l'ennesima volta all'ennesimo matrimonio dell'ennesimo nipote e quello degli amici perché è tassativamente vietato rifiutare garbatamente. Quello che non ho mai capito fino ad ora è questo: ma festeggiare secondo le nostre reali possibilità fa così schifo? Possibile che sposarsi coi vestiti di tutti i giorni, ben lavati e profumati svilisca l'atto in sè? Possibile che non si possa apprezzare la sana cucina casalinga di mammà? Possibile che mangiare all'aria aperta, con dei bei tavoloni imbanditi a cui è invitato chiunque passi, e chiunque se la senta veramente, sia peggio della villona stragalattica che però non ci appartiene?

L'eccellenza

Oggi mi trovavo a guidare in macchina in mezzo al solito traffico cittadino ed ho pensato all'eccellenza... Guardo i marciapiedi mezzi rovinati e manca l'eccellenza, guardo le righe delle strade e manca l'eccellenza, sento le pubblicità delle operatrici telefoniche e manca l'eccellenza, penso alla mia vecchia segretaria dell'università che ci parlava solo quando aveva finito di fumarsi la sigaretta e penso all'eccellenza. Ma dov'è l'eccellenza? Chi ne è portatore? A volte mi capita di avere persone che vengono a sostenere colloqui di lavoro e non finisco mai di stupirmi quanto la gente sia capace di parlare di sè iperbolicamente, di mentire spudoratamente e di dire di sè che è assolutamente indispensabile al buon funzionamento dell'azienda in cui vorrebbe lavorare. Per me è sempre un pessimo segno, in quanto mi costringe ad un esame sicuramente più scrupoloso e deve in qualche modo dimostrare di essere davvero all'altezza di ciò che predica. A volte osservo questi personaggi e mentre parlano, penso che l'Italia va a fondo anche a causa del tanto bel parlare... Quanti ragazzini viziati da mamma e papà che sono convinti che quel poco studio basti a meritarsi un'incarico di responsabilità, quanti personaggi che credono che la laurea basti e che non ci sia mai più da impegnarsi, che il grosso è fatto per così dire, e quanti pazzi ed esauriti che si presentano senza alcuna convinzione, forse perché spinti da un titolo, da mille aspettative famigliari, dal senso del dovere o dai sogni in cui non credono più. Li ascolto, li guardo, rifletto, vedo me, la società ed un'educazione che molto ci ha dato, forse, ma non la capacità di capire chi siamo, cosa siamo capaci di fare e di dare alla società. Non siamo più capaci di creare, solo alcuni, gli artisti nei vari campi vantano questo merito, ma tutti gli altri vanno avanti come pecoroni, pensando che la vita sia una lunga strada da percorrere senza imbattersi in alcuna curva, un rettilineo noiosissimo a cui affluiscono strade che non vale la pena percorrere svoltando, e mi rattrista. Io credo che ognuno di noi sia unico ed abbia qualcosa di speciale ed unico da dare e che dandolo, compiendo cioè ciò per cui è stato fatto, lo faccia in modo eccellente. Tutto il resto è noia e lavoro di scarsa qualità. Non pretendo che chi viene a sostenere un colloquio di lavoro sia perfetto ed abile nel suo, ma vado sempre in cerca di due aspetti fondamentali. Uno è quello della curiosità, perché finché c'è quella, c'è la capacità di approfondire le tematiche del proprio lavoro e due: l'umiltà senza la quale non è possibile fare un'attento esame di sè stessi per migliorare il proprio operato nel tempo. Entrambi portano ad un lavoro che tende all'eccellenza nel tempo. Se ci pensate bene infatti la gente spesso molla il lavoro perché si è stufata di stufarsi, scusate il gioco di parole, oppure quando comprende di avere raggiunto un'eccellenza tale da non sentire più la necessità di continuare ad approfondire lo staesso lavoro.

martedì 17 marzo 2009

Ragusa: cani che sbranano

Chiunque sia stato in Sicilia e sia amante degli animali e dei cani in particolare, non può non aver notato che il randagismo è dilagante. Ricordo che mi ha stupito grandemente il notare che vicino ai cassonetti giravano cani smilzi e malaticci in cerca di cibo quando ho avuto modo di andarci qualche anno fa. Non avevo mai visto scene simili prima d'allora. Durante tutta la mia vita ho vissuto in luoghi in ho avuto modo di apprezzare il rispetto e la dedizione verso ogni forma animale, cani compresi, e trovandomi in Sicilia, non ho potuto evitare di richiamare l'attenzione dei cani randagi che portavano con sè dei cuccioli meravigliosi, ma infinitamente tristi, tuttavia non mi è riuscito di avvicinarli, perchè erano troppo impauriti dall'uomo. Non tutti infatti li trattavano bene. Molti li "tolleravano", ma dando loro la stessa considerazione che si dà ai ratti, li temevano, perché già allora la situazione era fuori controllo. Ogni padrone di cane sa che il cane vive letteralmente per il "padrone", in caso di pericolo infatti è pronto a sacrificare la propria vita per lui e credo che difficilmente nel regno animale sia possibile trovare una relazione tanto stretta tra uomo e animale come quella tra l'uomo ed il cane. Certo ci sono razze di cani che sono state selezionate per diventare più aggressive, ma i cani randagi sono perlopiù meticci ed i meticci sono i più intelligenti. I fatti di Ragusa dimostrano soltanto che l'uomo ha fallito nei confronti del cane, non l'ha amato, protetto e onorato come doveva, ora però, laddove ha combinato un guaio, ripara uccidendoli in massa. Che belli che siamo!

sabato 14 marzo 2009

Essere un capo

Cosa significa essere capo? Cosa significa dover gestire un'azienda, del personale, delle scadenze? Quando si tratta di criticare i vari capi siamo solitamente molto solleciti, ciò che sbagliano infatti lo si amplifica notevolmente, non è vero? Il capo molto spesso è odioso e odiato o quantomeno disprezzato. Ma quali sono le situazioni che rendono i capi così insopportabili e quali li rendono invece amabili (rarissimamente)? Negli anni, viaggiando di ditta in ditta, ho visto due cose che hanno fatto calare notevolmente il rispetto dei dipendenti per i capi: 1) se il capo arriva con la Porche, mentre i sui dipendenti fanno fatica ad arrivare alla terza settimana 2) l'incapacità di essere leader, come spesso accade ai figli che si trovano ad ereditare ditte fondate dai genitori Alcuni sono fatti per essere leader, altri no, se questo non costituisse fonte di vergogna, molte ditte oggi esisterebbero ancora, perché non sarebbero più portate avanti dai figli ereditieri ma ignoranti in materia o semplicemente non-leader, bensì da coloro che si sono fatti le spalle grosse nelle varie aziende ed hanno imparato a conoscere le varie fasi produttive, i materiali, i tempi, il trattamento del cliente, l'estero ed il personale. Il livello in cui ci si inserisce deve essere guadagnato, viceversa il posto vacante sarà occupato da persone incapaci di gestirne il carico e la responsabilità e porterà le ditte ad affossarsi con le proprie mani; cosa che sta accadendo infatti. Il vecchio modello del self-made-man che in America è andato sempre per la maggiore trova il mio totale consenso, ma non per un'ideologia pro-America bensì a livello pratico. Chi non conosce la ditta in cui si inserisce a partire dai bassi livelli infatti, non sarà mai in grado di comprendere che determinate richieste ai collaboratori ad esempio sono ammissibili ed altre no. Si eviterebbero tanti problemi grossolani, dovuti ad una tendenza a considerare il lavoro alle macchine ad esempio un lavoro sporco, da non far praticare ai figli, mentre facendo loro saltare quest'esperienza, li si priva di un fondamentale know-how che permetterebbe ad una ditta, una volta insediatili agli alti livelli, di fiorire al posto di svanire. Ma c'è un altro modello che è fiorito negli ultimissimi anni ed è quello forse più femminile, non più basato su una ferrea gerarchia maschilista, sulla competizione spietata ad ogni costo, bensì sulla cooperazione fra uguali, indipendentemente dal ruolo ricoperto, una conduzione quasi famigliare in cui ognuno si sente un elemento portante, prezioso e ineguagliabile della ditta in cui lavora. Ecco che il carico che il capo in questione ha da portare si sgrava notevolmente, perché la responsabilità è più suddivisa con l'aggiunta che il personale è più motivato, sentendosi parte di "una grande famiglia". Mentre nel primo caso infatti il personale, "dominato" in senso verticale, si sente deresponsabilizzato, nel secondo caso è responsabilizzato al massimo e quindi si sente automaticamente portato a voler contribuire, perché comprende che se lavora male, va a proprio danno. Il capo in questione quindi tenderà a non mettere in bella mostra un macchinone spropositato e sicuramente sarebbe un capo capace di lodare i suoi dipendenti, come un padre che loda il figlio che ha fatto progressi. Adesso osservate le ditte in cui lavorate e capirete subito se la vostra conduzione è vecchia di 25 anni o viceversa moderna..

martedì 17 febbraio 2009

Cos'è la resilienza ed a chi è rivolto questo blog

"Resilienza" è uno dei termini a me più cari. Prima di passare al "per chi" vorrei spiegare perché resilienza. Farò di seguito un patchwork tratto da internet che sa spiegarvelo molto meglio di me: "Capacità di resistere ad urti improvvisi senza spezzarsi".
  • in ingegneria, la resilienza è la capacità di un materiale di resistere a forze di rottura.
  • in informatica, la resilienza è la capacità di un sistema di adattarsi alle condizioni d'uso e di resistere all'usura in modo da garantire la disponibilità dei servizi erogati.
  • Sinonimi di resilienza sono: elasticità, mobilità.
  • È definibile anche come una somma di abilità, capacità di adattamento attivo e flessibilità necessaria per adottare nuovi comportamenti una volta che si è appurato che i precedenti non funzionano.
  • Esiste una contestuale capacità di adattamento passivo, intesa come la possibilità di riuscire ad accettare le situazioni sulle quali non possiamo farci nulla senza continuare a valutarle negativamente, ma imparando da esse.
  • in ecologia e biologia la resilienza è la capacità di autoripararsi dopo un danno.
  • in psicologia, la resilienza viene vista come la capacità dell'uomo di affrontare e superare le avversità della vita.
E’ inoltre una capacità che può essere appresa.
Ora arriviamo al "per chi?"
Non ho potuto registrare questo blog col nome resiliency come avrei voluto perché già utilizzato, accontentatevi..ecco dicevo nasce per coloro che mi scrivono, dicendo che vorrebbero partecipare ai nostri corsi, ma che di fatto si vedono impossibilitati dalla distanza. Fino ad ora ho cercato di rendervi partecipi scrivendo un breve riassunto di ciò che si era realizzato nei minicorsi più eventuali consigli, ma poi ho pensato che sarebbe stato molto meglio creare un insieme di informazioni sotto forma di filmati, libri ecc. che vi rendesse in qualche modo indipendenti dai nostri tempi e ritmi, nonché autonomi nell' approfondire determinate tematiche.
Questo è utile comunque anche per i "frequentanti", perché ci consente di sgravare il blog da determinati link di approfondimento che lo rendono troppo lento altrimenti e di settorializzare, si può dire?, le varie conoscenze e scoperte che vogliamo condividere.

Buona visione e buona lettura a tutti
:)