giovedì 17 settembre 2009
Immagini che parlano nel silenzio
Ci sono persone che lasciano il segno, che ricordiamo una vita intera, anche se quello che hanno fatto per noi forse non era poi così straordinario, ma straordinarie lo erano loro. Una delle persone che hanno lasciato un'impronta profonda nella mia vita è mio zio Jacques, o Jaki, come lo chiamavamo tutti. La sorella di mia madre lo sposò tanti anni fa, ebbero 4 figli che crebbero con dedizione assoluta.Mio zio lavorava in una casa farmaceutica molto famosa e poco prima di andare in pensione disse a mia zia che per una vita intera si era dedicato a crescere i figli e a preoccuparsi della famiglia, ma che ora era giunto il momento di dedicarsi un pò a se stesso. No, non si comprò la sua prima Ferrari o una Harley con serigrafato il suo nome. Mio zio era un grande scalatore, e quindi decise di andare alla scoperta dei più maestosi massicci della terra. Dopo i cinquanta quindi ebbe inizio la seconda parte della sua vita, una vita dedicata alla scoperta della natura che tanto amava e delle varie etnie. Non faceva né foto né filmati, raccontava attraverso delle magnifiche diapositive. Avevo 9 anni quando realizzò la sua prima proiezione pubblica in una gremitissima sala di Basilea. Ero esterrefatta dal suo lavoro. Vedevo il Perù in una forma nuova, a me sconosciuta, attraverso delle fantastiche diapositive accostate e che crevano panorami capaci di andare oltre lo spazio consentito ai muscoli oculari. Inutile dire che mi riempì d'orgoglio. Finalmente avevo compreso come mai ogni tanto invitava degli amici tedeschi a casa sua per fare delle registrazioni audio: prima scriveva loro i testi e poi li faceva leggere mentre li registrava, il tutto per evitare il forte accento svizzero tedesco. Realizzava così dei bellissimi ed intensissimi documentari che ogni tanto, a richiesta di mia zia, proiettava soltanto per lei, fra le mura domestiche, al fine di condividere dei momenti salienti della sua esistenza. I suoi viaggi lo hanno portato in quasi tutto il mondo, ma a differenza di molti, non era il classico turista usa e getta. Non era, ovviamente, un tipo da spiaggia, né tantomeno il macho alla ribalta. Era un uomo coscienzioso, onesto, amante della famiglia, della natura e con grande rispetto verso tutto e tutti. Era un uomo mite e silenzioso. A fatica quando tornava da uno dei suoi viaggi riuscivo a spillargli qualche descrizione del paese in cui era stato. Non era certamente l'uomo dei riflettori, ma nel suo silenzio, nella sua mitezza, nella sua umiltà forse ho colto molto più di mille descrizioni iperboliche. Il suo sguardo, mentre raccontava del Nepal, dell'Africa o dei Gheisir mi permetteva di raffigurarmi i luoghi in cui era stato..ricordo che alla fine mi diceva sempre che sicuramente non ero riuscita a capire bene quello che voleva dire, volendosi in qualche modo giustificare per le poche parole scambiate. Ed invece mi ha dato tanto, molto più di molti altri che hanno inteso insegnarmi più a parole che con l'esempio della loro vita. Lui era ciò che faceva e che diceva, a differenza di molti altri.Quando andavo a trovarli, spesso nemmeno mi accorgevo che era nell'altra stanza a sistemare le diapositive. Mio zio se n'è andato due anni fa, nel silenzio e nella semplicità, così com'era stata tutta la sua vita, ma quando guardo un qualsiasi panorama io lo ricordo sempre e so che lui è lì e può vederlo insieme a me. Oggi ho deciso di scrivere questo racconto perché ho scoperto che ci sono alcuni registi ultimamente che più che far raccontare gli speaker lasciano che siano le immagini a raccontare. Per questo motivo desidero mettervi al corrente che esiste un bellissimo documentario che racconta la natura e l'essere umano in modo nuovo, forse sorprendente. Si chiama BARAKA e vi auguro di guardarlo!
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